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03. Replica alla risposta

pubblicato il : 22 Marzo 2026 autori : Dario FIORIN & Michela BORTOLATO

Ringraziamo gli autori per la risposta all’articolo Quando la mistificazione diventa la nuova realtà, tuttavia riteniamo doveroso, come anticipato, chiarire la nostra posizione in merito ad alcuni punti  dettagliati nella risposta. 

E’ nostra intenzione concludere con questo scritto questa incresciosa situazione che purtroppo si è protratta per troppo tempo, per almeno 13 anni. C’è il rammarico che in un ambiente già così ristretto e di nicchia, possano essere generati danni significativi, senza che sia mai posta la questione etica se certi modi di agire (volontari o involontari)  siano lesivi all’immagine delle persone.

Quanto da noi pubblicato è tutelato dai diritti d’autore e dal  divieto all’utilizzo dei contenuti se non preventivamente autorizzato. Autorizzazione che non è mai avvenuta in quanto non siamo mai stati contattati dagli interessati.  Inoltre in più occasioni abbiamo ribadito che le informazioni pubblicate e relative a precedenti lavori di ricerca in area Veneta dovrebbero essere riviste ed integrate alla luce di nostri nuovi ritrovamenti  degli ultimi anni.

Riteniamo che sarebbe stato più utile condividere e collaborare, apportando ciascuno il proprio contributo e auspichiamo che le azioni future siano improntate alla considerazione e al rispetto che un lavoro pluridecennale di ricerca merita. 

Comunque non intendevamo offendere nessuno, nè disconoscere i meriti  dell’operato delle persone citate, ci scusiamo se abbiamo suscitato questa impressione.  Riteniamo che ci sia un’altra realtà da raccontare, che è quella espressa nel seguente scritto e nel nostro lavoro, per chi avrà voglia di conoscerla.

Premesso che ogni lavoro di ricerca sul campo parte dai risultati di quanto svolto precedentemente, se lavori precedenti vi sono stati, correttezza vorrebbe che ci fosse un rapporto di rispetto e di continuità su ciò che è stato già fatto attraverso un contatto e un confronto con i precedenti ricercatori (se ancora in vita) per esplicitare le proprie intenzioni.  Così noi abbiamo fatto rivolgendoci a Guglielmo Pinna, incontrandolo e discutendo con lui e esprimendo la nostra intenzione di approfondire il suo lavoro di ricerca svolto con Marina Dalla Valle e Roberto Tombesi,  tra il 1984 e il 1986 in area Agordina.  In occasione poi degli incontri di suonatori, ballerini e canterini di area Agordina da noi organizzati a Rivamonte Agordino negli anni 1997 e 1998, il precedente ricercatore è stato informato ed invitato a partecipare. All’inizio del primo incontro del 1997 è stato presentato al pubblico ed invitato a salire sul palco del teatro in cui si svolgeva la manifestazione, dove ha fatto il suo intervento (vedi articolo Agosto 1997-98 – Incontro dei Suonatori, Canterini e Ballerini della tradizione Agordina – prima parte).  In questo modo riteniamo di aver correttamente informato i presenti che non lo conoscevano, valorizzando il lavoro di ricerca precedentemente svolto e da cui aveva origine il nostro.   Successivamente alla nostra pubblicazione  lo abbiamo incontrato per confrontarci con lui e consegnargli una copia.

Noi abbiamo lavorato molti anni a partire dal 1993, in particolare in area Bellunese. A onor del vero nel 1993  la ricerca era iniziata con una indagine svolta in Alpago fra Dario Fiorin e Walter Zaniniello e negli anni 1994-1995 in Comelico Superiore fra Dario Fiorin e Maria Renata Zaramella. A partire dal 1996 era poi proseguita fra Dario Fiorin e Michela Bortolato.  Il nostro lavoro pur avendo spaziato in altre aree Venete come riportato nel nostro libro “Na òlta la era cussì – Il panorama coreutico popolare Veneto” (vedi menù chi siamo), si è focalizzato nel Bellunese dove maggiori sono stati i risultati e la documentazione raccolta.

Riferendoci in particolare all’Agordino oltre a molteplici attività dai noi svolte per sensibilizzare la Comunità sull’importanza della conservazione e del recupero del loro patrimonio culturale relativo alla musica, al ballo e al canto popolare, è stata restituita una collana di audio cassette relative a registrazioni di suonatori e canterini locali prodotta in collaborazione con il club Unesco di Rivamonte Agordino al tempo esistente e operante nel territorio (vedi menù chi siamo). Sono stati prodotti da un operatore locale dei video degli eventi da noi organizzati, (vedi articoli Agosto 1997-98 – Incontro dei Suonatori, Canterini e Ballerini della tradizione Agordina – prima parte e Agosto 1997-98 – Incontro dei Suonatori, Canterini e Ballerini della tradizione Agordina – seconda parte).   Questi video, su iniziativa dell’operatore e date le richieste da lui ricevute da parte della popolazione, che voleva avere un ricordo degli eventi svolti, sono stati poi distribuiti appunto per questa finalità.
In queste manifestazioni sono stati presentati da alcuni dei depositari nostri informatori, la Pulcha saltada da Riva, la Pulcha vecia, la Manfrina e la Balsanese.

Per quanto riguarda la Balsanese, c’è da dire che molto si è lavorato su questo ballo e la sua ricostruzione, avvalendoci del diretto intervento di informatori che l’avevano ballata in molteplici occasioni fino al periodo tra le due guerre mondiali, e di un gruppo di ballerini locali che si era prestato a più riprese ad apprendere il ballo nella sua ricostruzione e che in seguito aveva presentato la danza in altre occasioni di feste e manifestazioni.

Crediamo dunque di aver dato un contributo importante nel risvegliare l’interesse locale per un patrimonio di cultura popolare intangibile che può essere mantenuto solo grazie alla sensibilità e alle iniziative promosse nella Comunità e per la Comunità.

In quegli anni abbiamo svolto un intenso lavoro di recupero dei repertori dei suonatori locali ancora presenti e disponibili alle registrazioni (vedi articolo Amarcord) e, per quanto ci è stato permesso di svolgere, di recupero degli spartiti musicali di singoli musicisti o di direttori delle bande musicali locali.

Anche il grande lavoro sui canti  nella modalità tradizionale, portato avanti in numesorissimi incontri con due gruppi spontanei di canterini, e con altri canterini presenti in altre zone della Conca Agordina (vedi articolo Il Disertore),  e solo in minima parte pubblicati in una delle già citate audiocassette, è stato un ulteriore stimolo al recupero e alla conservazione di questo patrimonio.

Non ultimo e non meno importante il ripristino del canto di questua del San Martino (vedi articolo Viva e viva e sempre viva), da noi incentivato e promosso inizialmente con un piccolo gruppo locale, che negli anni è andato via via allargandosi e che costituisce ancor oggi un momento importante di incontro e di festa nella Comunità.

Premettiamo che tutte queste iniziative non hanno ricevuto nessun tipo di finanziamento. Noi non abbiamo guadagnato nulla, abbiamo solo speso di tasca nostra per i trasferimenti, vitto e alloggio e tutto il materiale video e audio necessario per la documentazione. Nostra unica finalità era documentare, preservare e restituire alla Comunità la consapevolezza di quanto fosse importante non disperdere questo patrimonio.

Negli anni 2000, in seguito alla costituzione del gruppo folkloristico “I ladin de Gosalt” (successivamente prenderà il nome “I ladin del Poi”), siamo stati contattati ed è stato richiesto un nostro intervento per l’apprendimento dei balli presentati nelle manifestazioni.  Noi abbiamo dato la disponibilità richiedendo solo il rimborso delle spese di viaggio. Il gruppo non si è più fatto sentire e ha acquisito i balli avvalendosi dunque dei video distribuiti fra la popolazione locale con altra finalità. Ci è dispiaciuto riscontrare questo atteggiamento, tuttavia abbiamo pensato che era un modo per restituire alla Comunità una pratica e una memoria di un loro patrimonio, anche se spesso è lo stesso gruppo folk ad essere delegato a rappresentare tale patrimonio e a farsi portavoce di informazioni non sempre corrette e coerenti con la memoria storica.

Nel 2007 abbiamo assistito a una esibizione del Gruppo nell’ambito del quale aveva presentato la Balsanese.
Negli anni successivi non c’è stato più nessun intervento diretto nell’ambiente, pur mantenedo i contatti con alcune persone con cui avevamo stretto legami di amicizia dopo tanti anni di frequentazione, ma abbiamo comunque svolto altre varie attività, oltre a un lavoro di analisi dei documenti raccolti nelle varie indagini per una prossima loro pubblicazione.

Nel 2000 abbiamo pubbblicato nella rivista Choreola un articolo su una nostra esperienza di ricerca (vedi articolo Riflessioni su una esperienza di ricerca sul campo in Basso Agordino) e fornito un contributo per un altro articolo scritto da Giuseppe Michele Gala relativamente al “ballo della Sala o del Chiamo” che in area Agordina era noto con il nome di “bal Toscano”.

Nel 2003 abbiamo presentato parte della documentazione raccolta in Agordino in una conferenza a Castelfranco Veneto invitati da Attilio Baccarin.

Siamo infine giunti ad una pubblicazione del nostro lavoro realizzato in formato digitale interattivo multimediale nel maggio 2017 .  Tale scelta è stata dettata dalla volontà di permettere al lettore la possibilità di visionare in modo interattivo il testo: oltre alla scrittura sono contemporaneamente messi a disposizione,  documenti consultabili e video visionabili sul web, oltre a ciò filmati e documenti sonori da noi raccolti e messi a disposizione in modalità interattiva. Intendevamo offrire al lettore una nuova opportunità di interazione per questi particolari documenti che presentano continui richiami, più moderna e più consona alla consultazione per una tipologia di documento di taglio tecnico-scientifico quale era l’obiettivo che ci eravamo posti (vedi articolo La nostra pubblicazione digitale interattiva multimediale). Purtroppo rare sono state le persone che hanno compreso le potenzialità di questa nuova tipologia di documento. A ciò si è aggiunta anche la problematica della donazione del libro alle biblioteche pubbliche che ad oggi non sono in grado di accettare un documento di questo genere perchè non dispongono di un sistema per una gestione adeguata.

Considerata quindi la scarsa divulgazione del documento messo  in vendita nel  selfpublishing  Lulu, dovuta alle difficoltà  di acquisto  e di gestione del file via  web, abbiamo deciso di autofinanziare un nuovo progetto nel quale a seguito della revisione e riscrittura del testo, è stato prodotto un cartonato che includeva una USB card  contenente la pubblicazione e spiegazioni per il suo utilizzo (vedi menù chi siamo). Questo prodotto è stato presentato a Castello di Godego, nell’ottobre 2018  in un evento promosso da Attilio Baccarin e dal gruppo di ballo popolare di Castelfranco Veneto  da lui condotto. La pubblicazione  “Na òlta la era cussì” avente come sottotitolo “Il panorama coreutico popolare Veneto” porta scritto nell’introduzione : […] “ Questa pubblicazione non si limita a presentare una lista di balli ritrovati che poco sembrerebbe aggiungere a quanto già precedentemente documentato. Il suo principale obiettivo, riportato anche nel sottotitolo è presentare una nuova lettura del panorama coreutico della tradizione popolare  Veneta”[…]   Questa affermazione è stata più volte ribadita  anche in altre occasioni di presentazione del nostro lavoro di ricerca : partecipazione a trasmissioni e convegni (già segnalati nel  sito). Questa nostra nuova pubblicazione con chiavetta USB ha avuto maggior diffusione fra gli interessati.

Non si può dire quindi che le persone nominate nel precedente  articolo  fossero all’oscuro delle nostre attività, considerato che , come da loro sostenuto , in numerosissime occasione siamo stati citati e il nostro lavoro di ricerca ampiamente riconosciuto come punto di riferimento per i successivi lavori di ricerca e divulgazione.

Ebbene a questo proposito avremmo qualcosa da ridire. Nel 2019 un anno dopo la presentazione della nostra pubblicazione, ci trovavamo a Tiser per il canto di questua di San Martino, quando abbiamo visto affissa una locandina su una iniziativa organizzata dal gruppo folkloristico locale “I Ladin del Poi” di un corso di ballo rivolto agli abitanti del territorio per scoprire e riappropriarsi  dei balli della propria terra, tenutosi nel luglio del 2018 dal maestro Attilio Baccarin, quattro mesi prima dell’evento organizzato dallo stesso e dal Gruppo Balli Popolari di Castelfranco Veneto (TV) per la presentazione del nostro libro.

Grande è stata la nostra sorpresa perchè mai avremmo pensato che una persona esterna all’ambiente che non aveva svolto attività di ricerca, documentazione e recupero sui balli locali, sarebbe andato a insegnare proprio lì i balli oggetto della nostra ricerca. E’ prassi consolidata e corretta anche nell’ambiente di riproposta del Bal Folk, che la prima divulgazione dei balli ritrovati sia fatta da chi ha svolto la ricerca,  perchè questi possano essere correttamente e ulteriormente divulgati nei gruppi di interesse privilegiando, se possibile, l’ambiente di appartenenza. Ebbene questo importante passaggio dal nostro punto di vista è mancato, eppure non erano mancate le occasioni d’incontro per una comunicazione e un confronto sulle attività  portate avanti a nostra insaputa. Attività molteplici delle persone nominate che abbiamo ricostruito solo parzialmente nel corso del tempo grazie alla documentazione raccolta, e che ci lasciavano sempre più attoniti a chiederci perchè in tanti anni non vi fosse mai stato da parte loro alcuna comunicazione, richiesta di contributo o confronto. Se, citiamo testualmente, “per molti anni è sembrato che questi colleghi (cioè noi) avessero abbandonato il campo” non sono mancate le  occasioni d’incontro per parlarci delle loro iniziative. Iniziative che mettevano in luce il loro operato ponendo sempre più nell’ombra il nostro. Si dice, nella loro risposta,  che è mancata da parte nostra la volontà di un chiarimento amichevole. Non ci è sembrato comunque molto  “amichevole” il loro modo di agire, e ci siamo chiesti più volte in questi anni che senso poteva avere chiedere spiegazione a posteriori su fatti avvenuti e ripetuti nel tempo a nostra insaputa.

Abbiamo constatato, visionando vari  video-documenti raccolti che mentre il loro lavoro veniva elogiato e messo in luce come fondamentale, anche dal presidente del gruppo folkloristico dei Ladin del Poi, finanziatore del libro “Agordini in festa”, il nostro lavoro era completamente adombrato, se paragonato ad altri lavori di ricerca in Veneto (salvo per la citazione dei nomi). Ci ha sorpreso la loro affermazione che pur riconoscendo che potevano esserci state delle mancanze nei nostri confronti, dichiarava tali mancanze non intenzionali ed esprimeva il loro rammarico. Che dire, ci rammarichiamo anche noi, soprattutto del fatto che sarebbe stato sicuramente più utile condividere e collaborare, apportando ciascuno il proprio contributo.

A ulteriore conferma del nostro rammarico, possiamo dire che dopo essere venuti a conoscenza di quanto scritto nel prodotto realizzato dal gruppo Folk del Poi, “Balagordin – Dieci balli, dieci storie”, in cui i componenti affermavano di aver riscoperto e ridato nuova vita al ballo “Polka saltada da Riva” e ringraziavano tutti i soggetti sopraccitati, abbiamo constatato come tutto il nostro lavoro non risulti minimamente (vedi articolo Quando la mistificazione diventa la nuova realtà).  Eppure queste persone che facevano parte del gruppo o avevano collaborato con esso, avrebbero sicuramente dovuto dire come stavano le cose, sarebbe stato doveroso e corretto.

E’ stata questa la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e così abbiamo scritto un articolo in cui si parla di mistificazione della realtà.  Certo i toni erano accesi e a conclusione dell’incontro si era anche proposto di togliere o cambiare alcune parti. Ci siamo lasciati con il proposito di risentirci per lasciar decidere agli interessati se modificare l’articolo o scrivere una risposta che avremmo pubblicato integralmente.  Così abbiamo atteso e, ricevuta la risposta all’articolo da parte degli interessati, l’abbiamo pubblicata.

Quanto da noi scritto in questo elaborato vuole essere un chiarimento di quanto intendiamo con il termine mistificazione. Da tutte le azioni, descritte, intenzionali o meno, è emersa una realtà percepita come diversa rispetto ai fatti accaduti.  In questa nuova realtà noi siamo i grandi assenti, e dopo tanti anni di impegno e investimento fisico, emotivo, intellettivo ed economico, ancora dovremmo dire: ”scusate, veramente questi balli li abbiamo documentati noi e potremmo dire qualcosa in merito, sempre che a qualcuno interessi !”.

Ribadiamo che non intendevamo offendere nessuno, ne disconoscere i meriti  dell’operato di queste persone, ci scusiamo se abbiamo suscitato questa impressione.  Riteniamo comunque che ci sia un’altra realtà da raccontare, che è quella espressa in questo scritto e nel nostro lavoro, per chi avrà voglia di conoscerla.