Na òlta la era cussì riprende una frase ricorrente tra gli informatori più anziani intervistati nell’area Agordina, quasi un intercalare voluto, per evidenziare come le cose nel tempo fossero cambiate, alcune di queste già scomparse e altre destinate all’oblio.    

Una frase triste piena di rassegnazione che ci appariva come la volontà di spiegare in termini semplici che la vita è in continua trasformazione. Una trasformazione che ha negli eventi storici, economici, sociali e antropologici le sue leve per scardinare e trasformare sia il contesto sociale nel quale viviamo, sia il nostro modo di vivere e di essere nel quotidiano.

La cultura del ballo popolare e tradizionale è intangibile. La sua trasmissione avviene o all’interno di un contesto tradizionale, oramai ai più sconosciuto, oppure attraverso la trasmissione, orale, visiva o imitativa, in occasioni sempre più decontestualizzate. Da ciò si può comprenderne la fragilità e la difficoltà della sua conservazione.

Chi vive la tradizione, come succede ancora oggi nell’unica realtà esistente in Veneto, l’area del Comelico Superiore, sa quanto sia fondamentale garantire il passaggio generazionale della propria cultura. E’ solo nel reiterare con cadenza periodica di eventi, rituali e consuetudini, con l’identificarsi nel tessuto sociale di una comunità di generazione in generazione, che la tradizione viene preservata  o trasformata dall’interno dando origine a una sua evoluzione.