In questo ultimo anno, nel quale abbiamo ripreso le nostre attività di ricerca sul campo, dopo l’interruzione avvenuta con il periodo pandemico, ci siamo ritrovati più volte in situazioni nelle quali le persone contattate ci guardavano come fossimo dei Don Chisciotte. Nelle loro espressioni si constatava una evidente incredulità, e forse anche qualcos’altro, suscitata dalla nostra caparbietà e tenacia nel chiedere di cose che, dalle loro stesse affermazioni, erano oramai definitivamente scomparse, fagocitate in quella voragine chiamata oblio. Il rimando ad altre persone con competenze, conoscenze e in particolar modo interessi diversi dai nostri, è stata l’indicazione più frequente.
Per passione e per amore della conoscenza . Questa è la risposta che ripetiamo ogni qualvolta ci viene chiesto il motivo del nostro operare. E lo sanno bene, le stesse persone che ce lo chiedono, che la passione supera ogni limite e fa fare delle cose che altri non farebbero mai, in cui il tempo e il costo economico passano in secondo piano.
Noi siamo degli studiosi, degli etnocoreologi specializzati in Area Veneta e possediamo una visione ricca di conoscenze e competenze maturate in trent’anni di lavoro in ambito etnocoreutico Veneto. La finalità dello studioso è quella di fornire, ove possibile, delle chiavi di lettura per poter comprendere un avvenimento, uno scenario quale quello che stiamo documentando da decenni: il panorama del ballo popolare e tradizionale dismesso e presente in area Veneta. Non sempre è possibile, in queste particolari situazioni si deve accettare la realtà per come si presenta, e si dovrebbero evitare quelle evidenti forzature e distorsioni che continuano ad essere perpetuate. Come abbiamo relazionato nella nostra ultima partecipazione al convegno nazionale sul patrimonio etnocoreutico in Italia1, la situazione Veneta è intricata in quanto è complessa e contraddittoria.
Abbiamo riscontrato che frequentemente, nell’opinione di alcuni intelocutori, il nostro lavoro è posto sullo stesso piano di quello svolto da persone che hanno operato o operano con competenze, finalità e interessi diversi dai nostri. Questo spesso genera evidenti incomprensioni.
Noi stessi siamo coscienti di quale operazione stiamo svolgendo. Più volte, negli anni di ricerca, abbiamo affermato di sentirci degli “etno archeologi” più che dei ricercatori. Tuttavia se ancora oggi riusciamo a lavorare è perchè esiste una fievole realtà, degna di essere documentata.
Dovremmo essere coscienti che il ballo popolare tradizionale fa parte di un patrimonio immateriale, fragile e intangibile e come tale dovrebbe essere maggiormente tutelato e preservato nella sua realtà e protetto da distorsioni che ne modificano la sua essenza.
Note
1 “Pulsanda tells” Convegno Nazionale sul patrimonio etnocoreutico in Italia, Napoli, Archivio di Stato 18-19 Maggio 2023 organizzato da AIRDanza in collaborazione con L’Archivio di Stato di Napoli e l’associazione Taranta.